di-segno di Sacrilegio Tempesta

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pARTICOLARE DI "Autunno", quadro di Diogene senza l'anima?. Foto di Sacrilegio Tempesta.

lunedì 14 ottobre 2013

LETTERA A MADRE TERRA






Terra, Madre,

ti scrivo questa lettera perchè è tanto che non parliamo.






Mi è presa una nostalgia folle di te, del tuo corpo,

dei tuoi odori,

una smania di mangiare pane e fichi selvatici,

correre nell’erba,

rotolarmi in un prato,



sentire sentire che ci sei ancora, che ancora esisti,

che ancora il tuo cuore batte sotto di noi, attorno a noi,

che ci abbraccia,


che ci accarezza, che non ci odi tutti quanti,

che hai ancora hai ancora frutti per noi, frutti di amore,



di bellezza di pianto di allegria, di pienezza,



di materia, di vita,

che non ti hanno ancora uccisa,



che respiri,

che respiri ancora dentro ognuno di noi,





 

che canti, che ridi, che soffri, che speri, che gioisci, che parli, che t’innamori.









Ho bisogno di immergere le mie mani

nella tua terra,


ho bisogno di materia, di materia non quella no non quella però colorata-plastificata-codificata-
                                                       [etichettata



Prevedibile-meccanica-robotica-virtuale

Perfetta-confezionata-incellophanata-piana-asettica-lucida-stroboscopica-industriale






quella fango e germogli, foglie sassi erba corteccia humus rami fiori



quella con vermi, con locuste, con larve con

coccinelle con talpe con formiche con porcellini


d’india con lumache con lucciole con radici con emozioni con istinti





feroci con amore con amore di pancia, con amore vero, con





amore di viscera, con amore bestiale, con essere, essere,




con essere, ho voglia

 

di smettere di pensare,

piantarla di strapiroettarmi fra apparenze e parole

e immergermi

nel tuo cuore

nella tua materia viva,

nel tuo essere abissale,

nel tuo cupo cantare mormorante,



nella tua pancia taumaturgica




nella tua caverna oscura infinita



cavità apotropaica di Dea-della-Vita,




cuore-centro-della-vita,



centro-di-essere,



vita vita vita vita



che ama



altre forme di vita,


in una rete-della-vita,




di alleanze pre-logiche




in cui risprofondare





in arcaiche, antiche, oscure








pre-mentali assolutezze ctonie di co-essere.







                                                      (Diogene senza l'anima?)










6 commenti:

  1. Come non rispondere all'invito se non altro per non essere considerata acefala? Ecco il mio commento: alcune idee sono espresse con forte incisività e mi hanno colpito molto (per es. "arcaiche assolutezze ctonie, cavità apotropaica...) e sono le espressioni mitiche di una Terra Natura antica e possente; altre invece, pur mantenendo vigore espressivo, sono prive di ritmo. Penso che la poesia o poemetto o prosa poetica che dir si voglia debba avere una sua logica musicale che non ho trovato sempre. Ciò non toglie che l'insieme sia di grande impatto fisico, senza anima appunto, pre-logico, primordiale, in piena ricerca di fusione con la nostra origine dimenticata.

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  2. Ciao Nadia, mi fa piacere che tu abbia comunque commentato, anche le critiche sono ben accette soprattutto se come in questo caso motivate. Sono un feedback anzi importantissimo. Sono assolutamente d'accordo sul fatto che la poesia ha uno strettissima relazione con la musicalità e con la musica, e io considero la mia ricerca poetica anche una ricerca musicale. E' secondo me un elemento fondamentale ed essenziale della poesia. Ma prendo atto del dato di fatto del tuo feedback: in questo caso, alle tue orecchie, il risultato non suona molto musicale e quindi in definitiva neanche molto poetico. Ti faccio solo presente che nella poesia contemporanea le strutture e le poetiche classiche, e anche la concezione classica di musicalità poetica (rime, etc...) si sono da lungo tempo disintegrate. Ultimamente si ha in certi autori un'inversione di tendenza: recupero (parziale, moderato) di rime, assonanze, melodicità, armonia seppure in forme nuove e in un contesto comunque di un orizzonte poetico disintegrato, deflagrato, in un contesto in cui le forme e le concezioni classiche (come anche in filosofia, etc...) sono desertificate, distrutte. Questa timida, sperimentale inversione di tendenza è secondo me una cosa eccellente, e anch'io cerco di fare questo nelle mie poesie. Nel panorama della poesia contemporanea, già mettere un po' di assonanze e una sola rima in una poesia nel complesso più prosastica o dissonante è già quasi un atto di coraggio. Riuscito o meno poi dipende. Del resto anche gli stessi concetti di "musicale" e di "musica" escono dal ventesimo secolo del tutto trasfigurati: oggi può esistere una musicalità rock, una musicalità noise, una musicalità jazz/sincopata, una musicalità dodecafonica/dissonante, una musicalità fatta di semplici registrazioni sonore, una musicalità fatta di sperimentazioni elettroniche, una musicalità rumoristico/industriale, musicalità fatte di musiche folk/tradizionali più o meno rivisitate, musicalità heavy metal, musicalità psichedeliche, rap, reggae, sperimentazioni sonore sul rumore casuale, cantautorato, gospel, pop (purtroppo), musicalità minimali, musiche salmodiate, parlate, mantra, musiche popolari e tradizionali da tutto il mondo, progressive rock, fusion, musiche da film, ambient, techno...............il panorama è infinito e piuttosto babelico. Questo non può non aver le sue ripercussioni anche sulla "musicalità" in poesia. Anche qui: oggi c'è una parziale inversione di tendenza nella musica colta: alcuni autori, lasciandosi alle spalle gli sperimentalismi dissonanti anche estremi del '900, stanno tornando alla melodia. ma comunque in forme nuove, inedite, non si può fare finta che non sia successo niente. Sono un convinto assertore del "ritorno alla melodia", all'armonia, alla musicalità in poesia come in musica, riannodare gradualmente fili di armonie dimenticate. Tuttavia non si può tornare indietro. Come non si può far finta che non viviamo in città rumorose, aritmiche, ciniche, artificiali, in cui conduciamo pù o meno tutti vite alienate, nevrotiche, sradicate, disperse.... Le sonorità della musica e della poesia devono situarsi in questo contesto. cercare l'armonia, il canto, ma a partire da ciò che c'è, dal deserto, dal rumore. Non si può tronare a scrivere sonetti o ballate, non è credibile. Bisogna ricercare l'armonia perduta in nuove forme, a partire dal cuore del deserto sintetico della Cosmopoli.

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    1. Sì, è tutto vero e ben motivato quello che dici e, non ti sembri strano, sono d'accordo con te per quanto riguarda le nuove forme della musicalità. Semplicemente, senza riflettere a lungo, ho seguito il "mio" orecchio che non è esperto e probabilmente viziato da una secolare consuetudine. Comunque non alludevo alle "forme tradizionali", ma a una musicalità interna che non ho capito. Quindi, ti ringrazio moltissimo della tua risposta. Allenerò il mio orecchio. Restava implicita la mia ammirazione per il tuo lavoro ma spero che tu l'abbia colta anche al di là delle mie perplessità.

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    2. Sì non è che non avessi recepito la parte positiva del commento o che non tollerassi la parte critica, avevo solo il dubbio (ma solo il dubbio, evidentemente infondato) che la tua perplessità sulla musicalità nascesse da legami con forme di poesia più classica. Scusami forse il mio commento era un po' offensivo, il mio era solo un dubbio e questo non era abbastanza chiaro. Quanto al resto, ti ripeto: la sensibilità poetica è soggettiva, e i feedback anche critici o parzialmente critici sono assolutamente ben accetti. Grazie ancora!

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  3. "Senza anima"? Non saprei. "Anima" è un concetto metafisico, sul quale è difficile esprimersi oggi, così come su altri concetti metafisici come "Dio", "eternità", "sostanza", etc... oggi nell'era in cui da tempo è collassata ogni certezza metafisica. Io personalmente tendo a pensare che natura selvaggia e spirito, corpo e spiritualità, istinto e trascendenza sono cose strettamente connesse, se non difficilmente scindibili. Ma forse volevi dire un'altra cosa. Io stesso, rileggendo la poesia a freddo, ero un po' perplesso, inquieto. "Manca completamente il Cielo" mi dicevo. Il Cielo, lo Spirito, l'altro grande archetipo complementare alla Terra. Ecco, direi "senza spirito", casomai, questo sì, sono assolutamente d'accordo (l'anima invece in tutte le tradizioni spirituali occidentali, sia cristiane che non, è qualcosa di strettamente legato al corpo, alle passioni, all'istinto, alle emozioni: la "psiche", appunto). Nonostante questa mia perplessità, ho deciso di pubblicare qui la poesia (quanto a scriverla, e a scriverla esattamente così, è semplicemente inspiegabile e insindacabile: semplicemente sentivo in quel momento di scrivere questi versi) perchè penso che, se è vero che istinto, connessione con la Terra, selvatichezza arcaica, etc... sono importanti quanto razionalità, etica, spiritualità, tuttavia ciò che più si è atrofizzato nella nostra cultura moderna è la connessione con la Madre, con il mistero selvatico dell'origine, con l'intuito, con la visceralità emotiva. Con il cervello destro, insomma, se vogliamo. Di cervello sinistro ne abbiamo già in abbondanza. E poi insomma una poesia non ha la funzione di dare una visione esaustiva dell'esistenza (del resto perfino la filosofia ha rinunciato da tempo a tali utopie sistematiche), ma di illuminare un frammento, rivelare l'assoluto che traspare, fuoriesce da un dettaglio, da un punto di vista, da un atomo.

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    1. "Illuminare un frammento" è cosa bellissima. Davvero!

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