Lascia tutto e seguiti!
(Franco Battiato)
LASCIA TUTTO, E SEGUITI! (F. Battiato) Dove tutto è enigma (storia, natura, cosmo) la certezza dell'insolubilità pone un invisibile seme di speranza. (Guido Ceronetti)
di-segno di Sacrilegio Tempesta
?
pARTICOLARE DI "Autunno", quadro di Diogene senza l'anima?. Foto di Sacrilegio Tempesta.
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domenica 9 marzo 2014
Parola di guru (?)
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domenica 4 agosto 2013
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Copiare da uno è plagio, copiare da tanti è ricerca. (A. Wharol)
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domenica 5 maggio 2013
libertà, dalla libertà dalla libertà!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
"Se incontri Buddha per la strada, sparagli!"
Splendido aforisma, non mi ricordo più di chi, riguardante la necessità di liberarsi di ogni guru, ogni auctoritas, qualsiasi dipendenza - qualsiasi forma di dipendenza da qualsiasi tipo di maitre a penser.
Certo.
ma, propongo questo ulteriore quesito, ti dico:
e se tu incontrassi invece colui che ha scritto quest'aforisma, cosa faresti?
Gli stringeresti la mano entusiasta , passeresti oltre indifferente, o spareresti anche a lui???????????????????????
Cioè:
è vero che dobbiamo liberarci da ogni forma di dipendenza , e dai nostri condizionamenti, in nome del libero pensiero , che è l'unica condizione di vita realmente autentica , e veramente dignitosa per qualsiasi spirito libero -
- ma, e, come la mettiamo con la nostra dipendenza - che può essere estrema -
dai vari Messia della Liberazione da ogni condizionamento e dipendenza, da ogni Maestro o Guru o auctoritas????
I vari Nietszche, J. Krishnamurti, U.G. Krishnamurti, etc...
non sono -
- in quanto promettono la Liberazione
da ogni schiavitù -
le Auctoritates, i Guru più dispotici, totalitari, dittatoriali, assoluti???????????
e allora, forse - non ci resta che accettarci così come siamo, con tutte le nostre dipendenze, condizionamenti, Guru, Maestri, maitres a penser, artisti ispiratori, filosofi di riferimento...... (spesso deliberatamente contraddittori tra di loro).
la Dipendenza da un solo Messia Liberatore che ci prometterebbe un'assoluta Libertà da tutto ciò - sarebbe forse la forma più radicale di alienazion e trascendente verso un'unica Auctoritas totalitaria, unico Filtro - nel nome della Libertà, dell'Incondizionatezza - attraverso cui leggere la Realtà in maniera veramente libera e autentica, "vera"-
ma, se accettiamo i nostri condizionamenti per come sono,
come potremmo non accettare anche questa ulteriore Illusione Salvifica di Liberazione da ogni Condizionamento??????????????????????
perciò:
l'acettazione delle dipendenze, ci espone, anche, alla possibilità della dipendenza da "maestri di libertà" o "spiriti liberi" che ci promettono la libertà da ogni dipendenza, e ci portano quindi a rifiutare ogni condizionamento.
- compresa lalibertà da loro stessi??????
(e si ritorna così all'accettazione dei condizionamenti)
E' un'eterno serpente che si morde la coda, un'eterna spirale contraddittoria senza soluzione nè assenza di soluzione, seguendo le spire della quale, nel frattempo, facciamo esperienza diretta, non-mediata, di quella "cosa che accade mentre siamo occupati in altri progetti" (J. Lennon), la Vita.
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Io non mi evolvo,
io sono. (Pablo Picasso),
non sapere
lunedì 22 aprile 2013
libero nulla in libero (?) stato della mente-
"... Si è liberi, si ha l'illusione della libertà nei gesti apparenti. Ma in fondo non si è liberi. Tutto ciò che è profondo nega la libertà. C'è una sorta di calamità, di fatalità segreta che dirige ogni cosa.
Il fatto è che chiunque agisca proietta un senso. Attribuisce un senso a ciò che fa, il che è assolutamente inevitabile e increscioso.. il motivo per cui non ho mai agito? Perché non credo nel senso. Attraverso la riflessione e l'esperienza interiore ho scoperto che niente ha senso, che la vita non ha alcun senso. Ciò non toglie che finché ci si industria si proietti un senso. Io stesso sono vissuto in simulacri di senso. Non si può vivere senza farlo. Ma chi agisce crede implicitamente che le sue azioni abbiano senso; altrimenti non si darebbe da fare. La mia esistenza quale essere vivente è in contraddizione con le mie idee. Essendo vivo faccio quello che fanno i vivi, ma non credo in ciò che faccio, eppure un po' ci credo, nonostante tutto; è questa, suppergiù, la mia posizione. La gente non riesce a credere che la storia non abbia un senso. La storia ha un corso, ma non un senso. Tutta la storia universale è così: ogni civiltà a un dato momento è matura per scomparire. Ci si chiede allora che senso abbia questo sviluppo. Ma non c'è senso, c'è sviluppo... Ci si prodiga, si fa qualche cosa, e poi si scompare [...] La negazione (nel senso) della storia è in ultima analisi la filosofia indiana: l'azione considerata insignificante, inutile. Ciò che conta è soltanto la sospensione del tempo... e infatti, se si riflette sulle cose, si dovrebbe smettere di agire, di muoversi... buttarsi per terra e piangere" (Cioran)
"Lasciare agire in sé la necessità, rinunciando alla propria volontà" (S. Weil)
"Il
sistema di controllo cognitivo è un artificio usato dal cervello per
sentirsi protetto e libero di decidere autonomamente quale regola
seguire o trasgredire.
L’insieme di convinzioni della torre di Babele del Super
io, il tribunale mentale, è un’auto-inganno involontario e tramandato
dalla notte dei tempi, un trucco evolutivo di sopravvivenza e
salvaguardia dai pericoli.
Eliminando
il sentimento (concetto) ingannevole del libero arbitrio elimini anche i
sensi di colpa (giusto o sbagliato), il senso d’inferiorità ad esso
collegato.
La Cura
radicale è accettare la natura delle cose… per gli stoici abbiamo solo
il potere di accettare o rifiutare quindi farsi trascinare dal nostro destino.
Senza
libertà di scelta non hai alcuna colpa ma neppure alcun merito. Questo è
un duro fendente per l’Ego, sovente dilaniato tra il complesso di
superiorità (prestigio) e d’inferiorità (colpevolezza).
Facciamo parte della natura, siamo
sottoposti alle leggi che governano l’universo: l’uomo non è in grado di
prender decisioni autonomi e indipendenti dalle forze esterne-interne
(visibili-invisibili) che ne determinano l’esistenza.
Potenti
emozioni, con il diritto di veto sulla ragione, intervengono per
mantenere lo status quo psichico che include la certezza (falsata
dall’evidenza) di essere o sentirsi liberi e autonomi nel decidere ->
avere la presunzione di incidere con la propria volontà personale sul
corso degli eventi (cioè sulla volontà della corrente del divenire,
fiume della vita su cui galleggiano tutte le creature).
Noi possiamo scegliere soltanto ciò che
rientra nella nostra particolare (provvisoria, limitata, superficiale)
sfera di interesse (benessere estemporaneo)."
(dal blog di Anima Libera:
http://obiettivi.wordpress.com/2013/03/26/sfatare-il-mito-del-libero-arbitrio/ )
Tutto ciò che facciamo è necessario.
Non esiste alcuna scelta.
Nel renderci conto di questo, possiamo anche renderci conto del fatto che anche questa nostra riflessione è necessaria, esattamente come sono e saranno necessari tutti i momenti in cui ci siamo e ci saremo considerati liberi e capaci di scegliere.
Quindi, che utilità ha questa riflessione? Nessuna, è semplicemente necessaria.
Ma anche credere di essere liberi, nei momenti in cui lo crediamo, è necessario.
Quindi, che valore ha qualsiasi riflessione, che senso ha affannarsi a cercare una verità, dato che ogni singolo momento dell'attività delle nostre sinapsi è comunque necessario, determinato, inevitabile?
Ma questa ulteriore riflessione è strettamente necessaria, esattamente come i nostri momenti in cui disperatamente andiamo alla ricerca di una qualche verità filosofica ultima o i momenti di oblio e incoscienza.
Dunque, non possiamo neanche decidere se smettere di affannarci filosoficamente o meno, come non siamo liberi di credere di essere liberi o meno.
"Quindi, tanto vale lasciar le cose andare per il loro verso, rilassarsi, senza intervenire!"
Ma tu dimentichi che già dicendo così stai cercando di intervenire sul naturale corso delle cose, e che in realtà tu non sei libero di lasciare andare le cose per il loro verso in maniera rilassata o di affannarti a cercare di modificare il corso spontaneo delle cose.
Se il corso naturale delle cose ti spinge a cercare di affermare il tuo libero arbitrio e cercare di modificare il corso delle cose, così farai, e ti affannerai disperatamente nel cercare di farlo, se il corso naturale delle cose ti spingerà a "lasciare andare", così farai. Ma "lasciare andare" cosa? Le cose già "vanno".
Dunque l'atteggiamento di chi pratica l'accettazione del presente, del necessario, di ciò che è, cercando di eliminare in sè il rifiuto, il volere selezionare, il volere intervenire, il volere modificare, è massimamente un "volere intervenire, volere modificare".
Mentre l'atteggiamento di chi vive semplicemente la propria naturale tensione, sforzo di ottenere, realizzare, modificare, compiere, selezionare è in realtà un'accettazione di "ciò che è" molto più completa.
Ma è un'accettazione che ci porta alla spontanea tendenza verso il rifiuto, verso la non accettazione.
E questo produce sofferenza.
Quindi cerchiamo e troviamo ancora dei momenti di più serena "accettazione".
Ma questo ci porta a "voler modificare", "non voler accettare" la nostra naturale, o comunque difficilmente evitabile, tensione verso il futuro, la fame di Altro, la nostra insoddisfazione verso il presente.
Esperti di meditazione Zen che si infuriano contro sè stessi perchè "ancora si innervosiscono, si arrabbiano, si scompongono", diventano isterici per niente. Non solo il nervosismo, ma in più la furia contro sè stessi perchè il nervosismo non dovrebbe esserci.
Quindi, "volendo modificare" l'incapacità di accettare, viviamo nella non-accettazione, sempre e comunque.
Le stesse parole dei saggi taoisti, tantrici o Zen che dicono cose tipo: "Non pensare che la spiritualità sia la ricerca di modificare, migliorare o realizzare qualcosa. La Via è semplicemente Essere Ciò che E', non c'è niente da modificare, migliorare, realizzare. Rilassati!" potrebbero apparire in questa luce come un ulteriore tentativo di modificare, migliorare o realizzare qualcosa.
Perciò, qualsiasi azione, affermazione e riflessione è equivalente, in quanto è nulla.
Perciò, davvero non c'è niente da dire o affermare.
Ma noi non siamo neanche liberi di scegliere di non affermare o di affermare.
La nostra attività sinaptica è necessaria, non ne siamo padroni, perciò come possono essere i suoi risultati attendibili?
E che significato ha poi, a questo punto, "attendibile" o "non attendibile"?
Perciò non possiamo neanche affermare di essere non liberi, esattamente come non possiamo affermare di essere liberi, esattamente come non possiamo affermare di potere o meno affermare qualcosa.
Quindi, che senso ha tutto questo?
Nessuno.
Ma non ha neanche senso affermare che non abbia nessun senso.
https://www.youtube.com/watch?v=qQ9xzi0HebI&list=LLH4TIDkE6UAer03OXoRLrpg
http://www.youtube.com/watch?v=zLckHHc25ww
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mercoledì 27 febbraio 2013
UN CAPOLAVORO CINEMATOGRAFICO DADAISTA-
"Verifica incerta", puro capolavoro di cinematografia DADA, pura, ridente, assurda, esilarante affermazione Senzasenso di anarchismo semiotico - libertà dal condizionato, scherzo sulle meccaniche massmediatiche, autonomia dalla psicologia, narrazione senza narrazione al di là della narrazione contro la narrazione, coinvolgente, appassionante a-narrazione!!!!!!!
"Non mi convince. ...Proprio non mi convince. ...Ma cosa? Tutto. Calmati. E non sono il solo! Per eventuali - per eventuali incidenti - incidenti sul lavoro - sul lavoro - chiunque venga ferito - chiunque venga ferito nel corso - nel corso dell'azione - dell'azione sarà ucciso sul posto - sarà ucciso sul posto da uno qualsiasi di noi - da uno qualsiasi di noi - Cosa?"
https://www.youtube.com/watch?v=hmhvr3RbGnA
Oppure, verifica inquieta sull'insensatezza di ogni senso.
"Non mi convince. ...Proprio non mi convince. ...Ma cosa? Tutto. Calmati. E non sono il solo! Per eventuali - per eventuali incidenti - incidenti sul lavoro - sul lavoro - chiunque venga ferito - chiunque venga ferito nel corso - nel corso dell'azione - dell'azione sarà ucciso sul posto - sarà ucciso sul posto da uno qualsiasi di noi - da uno qualsiasi di noi - Cosa?"
https://www.youtube.com/watch?v=hmhvr3RbGnA
Oppure, verifica inquieta sull'insensatezza di ogni senso.
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martedì 8 gennaio 2013
Werner Herzog: Ognuno per sé e Dio contro tutti.
"La meraviglia è il sentimento filosofico per eccellenza." (Platone)
"Ma ciò che distingue il filosofo vero dal falso, è questo: nel primo
il dubbio si risveglia fin dalla prima vista del mondo reale, nell'altro
invece non sorge che dalla lettura di un libro, di un sistema già bell'e
fatto." (Arthur Schopenhauer, Il mondo come volontà e
rappresentazione)
"E non riesco a immaginare che Dio abbia creato tutto dal niente come voi mi dite!"
(Kaspar Hauser)
In Italia gli hanno dato il titolo "L'enigma di Kaspar Hauser", ma il titolo originale è "Jeder fur sich und Gott gegen alle", cioè appunto: ognuno per sé e Dio contro tutti.
Storia della mente-tabula rasa di un uomo che è stato tenuto prigioniero in una cantina fino a venti-venticinque anni, e che perciò, una volta liberato, vede il mondo come un enigma incomprensibile, con gli occhi stupefatti, dubitanti, scettici, interrogativi di uno straniero che non capisce gli usi e costumi degli esseri umani, le loro strane abitudini e credenze e certezze, e non capisce lo stesso mondo della natura, sebbene gli sembri più amico, ospitale e in un certo senso più sincero, perché è sgombro da pregiudizi e categorie prefissate: confrontandosi con esso lo sguardo è libero, e la mente anche, il campo è sgombro da interpretazioni rigide e codificate, per gli altri ovvie, per lui assurde.
La natura gli sembra anche meno malvagia, si sente più a suo agio con gli animali, che si avvicinano a lui senza paura, mentre, con i suoi occhi non schermati di straniero al mondo, gli appaiono senza nessuna velatura o ottundimento sociale la malvagità degli uomini e la brutalità delle sue istituzioni, la Chiesa, le norme sociali, la condizione di asservimento delle donne per esempio (il film è ambientato nell'ottocento).
Non solo Kaspar, non abituato al mondo, non riesce a capire: ma si rifiuta anche di far finta di capire, si rifiuta categoricamente di accettare ciò che non capisce.
Questo tipo di sguardo, al di là del fatto che Kaspar abbia o meno mai letto in vita sua un solo libro di filosofia, è l'autentico sguardo filosofico: che precede e va al di là di qualsiasi discorso tecnico-filosofico, è la filosofia prima della filosofia, dello studio della filosofia, della storia della filosofia, della filosofia come branca del sapere, accademica e dotata di un suo specifico linguaggio, che molto spesso rischia di finire per ridurre i filosofi in mestieranti, saccenti e autocompiaciuti, aristocratici operai del sapere.
Ma invece ciò che veramente conta, per riflettere filosoficamente (cioè criticamente) sul mondo, ciò che è alla base di tutta la filosofia e che è alla fine l'unica cosa veramente importante di tutto il pensiero filosofico - sta tutto nello sguardo "alieno" e incapace di comprendere, ma anche di adattarsi senza comprendere, e desideroso in maniera smaniosa di comprendere, di Kaspar Hauser, della sua mente tabula-rasa che vede tutto per la prima volta e si domanda di tutto: perchè? che senso ha? e: ma sarà veramente così come lo spiegano tutti?
Uno sguardo di meraviglia irriducibile - che è il luogo della riflessione filosofica - ma anche il luogo della poesia, della profezia, dell'intuizione, dell'artista, del mistico, del visionario, del canto spontaneo, della distrazione rapita - di un rapporto con l'universo certamente condizionato, ma non addomesticato, dalle convenzioni sociali - un rapporto in cui l'individuo è libero, il suo sguardo è a diretto contatto con la natura, gli altri, le grandi questioni esistenziali - senza la mediazione di rassicuranti certezze convenzionali - il suo sguardo è puro - perché non parte dalle risposte già concluse - il suo cuore, la sua mente e la sua anima comunicano con il grande spazio aperto dell'universo alla deriva, indeterminato, indefinito - popolato di vita, sogni, emozioni e domande - e in cui le risposte dogmatiche rivelano il loro volto di spettri agghiaccianti.
"Ma ciò che distingue il filosofo vero dal falso, è questo: nel primo
il dubbio si risveglia fin dalla prima vista del mondo reale, nell'altro
invece non sorge che dalla lettura di un libro, di un sistema già bell'e
fatto." (Arthur Schopenhauer, Il mondo come volontà e
rappresentazione)
"E non riesco a immaginare che Dio abbia creato tutto dal niente come voi mi dite!"
(Kaspar Hauser)
In Italia gli hanno dato il titolo "L'enigma di Kaspar Hauser", ma il titolo originale è "Jeder fur sich und Gott gegen alle", cioè appunto: ognuno per sé e Dio contro tutti.
Storia della mente-tabula rasa di un uomo che è stato tenuto prigioniero in una cantina fino a venti-venticinque anni, e che perciò, una volta liberato, vede il mondo come un enigma incomprensibile, con gli occhi stupefatti, dubitanti, scettici, interrogativi di uno straniero che non capisce gli usi e costumi degli esseri umani, le loro strane abitudini e credenze e certezze, e non capisce lo stesso mondo della natura, sebbene gli sembri più amico, ospitale e in un certo senso più sincero, perché è sgombro da pregiudizi e categorie prefissate: confrontandosi con esso lo sguardo è libero, e la mente anche, il campo è sgombro da interpretazioni rigide e codificate, per gli altri ovvie, per lui assurde.
La natura gli sembra anche meno malvagia, si sente più a suo agio con gli animali, che si avvicinano a lui senza paura, mentre, con i suoi occhi non schermati di straniero al mondo, gli appaiono senza nessuna velatura o ottundimento sociale la malvagità degli uomini e la brutalità delle sue istituzioni, la Chiesa, le norme sociali, la condizione di asservimento delle donne per esempio (il film è ambientato nell'ottocento).
Non solo Kaspar, non abituato al mondo, non riesce a capire: ma si rifiuta anche di far finta di capire, si rifiuta categoricamente di accettare ciò che non capisce.
Questo tipo di sguardo, al di là del fatto che Kaspar abbia o meno mai letto in vita sua un solo libro di filosofia, è l'autentico sguardo filosofico: che precede e va al di là di qualsiasi discorso tecnico-filosofico, è la filosofia prima della filosofia, dello studio della filosofia, della storia della filosofia, della filosofia come branca del sapere, accademica e dotata di un suo specifico linguaggio, che molto spesso rischia di finire per ridurre i filosofi in mestieranti, saccenti e autocompiaciuti, aristocratici operai del sapere.
Ma invece ciò che veramente conta, per riflettere filosoficamente (cioè criticamente) sul mondo, ciò che è alla base di tutta la filosofia e che è alla fine l'unica cosa veramente importante di tutto il pensiero filosofico - sta tutto nello sguardo "alieno" e incapace di comprendere, ma anche di adattarsi senza comprendere, e desideroso in maniera smaniosa di comprendere, di Kaspar Hauser, della sua mente tabula-rasa che vede tutto per la prima volta e si domanda di tutto: perchè? che senso ha? e: ma sarà veramente così come lo spiegano tutti?
Uno sguardo di meraviglia irriducibile - che è il luogo della riflessione filosofica - ma anche il luogo della poesia, della profezia, dell'intuizione, dell'artista, del mistico, del visionario, del canto spontaneo, della distrazione rapita - di un rapporto con l'universo certamente condizionato, ma non addomesticato, dalle convenzioni sociali - un rapporto in cui l'individuo è libero, il suo sguardo è a diretto contatto con la natura, gli altri, le grandi questioni esistenziali - senza la mediazione di rassicuranti certezze convenzionali - il suo sguardo è puro - perché non parte dalle risposte già concluse - il suo cuore, la sua mente e la sua anima comunicano con il grande spazio aperto dell'universo alla deriva, indeterminato, indefinito - popolato di vita, sogni, emozioni e domande - e in cui le risposte dogmatiche rivelano il loro volto di spettri agghiaccianti.
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giovedì 29 novembre 2012
smettere di avere scopi. compreso quello di smetterla di avere scopi.
smetterla di smettere.
http://www.youtube.com/watch?v=ki-INrfa3z8
http://www.youtube.com/watch?v=XzEFUfgJ6lU
http://www.youtube.com/watch?v=ILLZqmTfsNw&feature=watch-vrec
P.s.: rimane il problema - che non è cosa da poco, anzi forse è proprio il nodo della questione: può esistere qualcuno che insegni a non realizzare assolutamente niente, a non avere nessuna idea particolare di realizzazione da raggiungere: può qualcuno insegnare a non dipendere da nessuno scopo esistenziale-spirituale-ideologico particolare? E lo scopo di seguire quell'insegnamento? Più scopo, nel senso proprio di cui parlano i due video, di seguire un insegnamento spirituale preciso, insegnato e spiegato da qualcuno, non riesco a immaginare.
Del resto la stessa insegnante dei video accenna a questo tema: seguire un insegnamento, anche se questo insegnamento dichiara semplicemente l'accettazione di sé e della vita per come sono, senza aggiungere nessuna speranza o interpretazione particolari, è comunque un'ulteriore "speranza" trascendente, proiettante, di fuga - esattamente come sognare che un giorno quando si sarà ricchi si diventerà felici, o che un giorno quando ci si sarà abbastanza evoluti si raggiungerà il Nirvana.
Può esistere un insegnamento dell'inutilità di ogni insegnamento? Può esistere un anti-insegnamento?
Non saprei.
I due video restano in ogni caso estremamente interessanti, e a me hanno fatto provare un'indescrivibile pace - ma non una pace astratta, eterea, "spirituale", sognante, trascendente, ispirata, ma una pace derivante da un bellissimo fare la pace con sé stessi, così come si è, con il proprio brutto carattere, le proprie emozioni indisciplinate, la propria disarmonia, i propri limiti di ogni tipo, e la propria energia vitale che se ne frega di tutto questo e ride di sè, della vita, di quanto tutto questo sia comunque dannatamente bello.
http://www.youtube.com/watch?v=ki-INrfa3z8
http://www.youtube.com/watch?v=XzEFUfgJ6lU
http://www.youtube.com/watch?v=ILLZqmTfsNw&feature=watch-vrec
P.s.: rimane il problema - che non è cosa da poco, anzi forse è proprio il nodo della questione: può esistere qualcuno che insegni a non realizzare assolutamente niente, a non avere nessuna idea particolare di realizzazione da raggiungere: può qualcuno insegnare a non dipendere da nessuno scopo esistenziale-spirituale-ideologico particolare? E lo scopo di seguire quell'insegnamento? Più scopo, nel senso proprio di cui parlano i due video, di seguire un insegnamento spirituale preciso, insegnato e spiegato da qualcuno, non riesco a immaginare.
Del resto la stessa insegnante dei video accenna a questo tema: seguire un insegnamento, anche se questo insegnamento dichiara semplicemente l'accettazione di sé e della vita per come sono, senza aggiungere nessuna speranza o interpretazione particolari, è comunque un'ulteriore "speranza" trascendente, proiettante, di fuga - esattamente come sognare che un giorno quando si sarà ricchi si diventerà felici, o che un giorno quando ci si sarà abbastanza evoluti si raggiungerà il Nirvana.
Può esistere un insegnamento dell'inutilità di ogni insegnamento? Può esistere un anti-insegnamento?
Non saprei.
I due video restano in ogni caso estremamente interessanti, e a me hanno fatto provare un'indescrivibile pace - ma non una pace astratta, eterea, "spirituale", sognante, trascendente, ispirata, ma una pace derivante da un bellissimo fare la pace con sé stessi, così come si è, con il proprio brutto carattere, le proprie emozioni indisciplinate, la propria disarmonia, i propri limiti di ogni tipo, e la propria energia vitale che se ne frega di tutto questo e ride di sè, della vita, di quanto tutto questo sia comunque dannatamente bello.
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giovedì 11 ottobre 2012
libertà che non vuoi avere/
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martedì 4 settembre 2012
a tratti percepisco tra indistinto brusio -
Dove c'è conoscenza, ci sono credenze. Dove ci sono credenze, non c'è amore, né realtà, né verità, nè vita.
Dove c'è conoscenza, c'è desiderio, volontà di modificare, realizzare qualcosa, raggiungere qualcosa, risolvere, costringere, concludere, chiudere, imporre, manipolare, definire, dominare, domare, arrivare a, essere qualcosa, dimostrare qualcosa. Aspettativa. Volontà che sia in un qualche determinato modo - affezionamento a questo desiderio e a questa aspettativa di conformità del reale al desiderio. Affezionamento a un essere, a un modo di essere, a una identità. Una immagine che proietto e espando imperialmente sul dato, casuale. Costringendolo nella mia idea. Avere idee o credenze o nozioni o conoscenze è aggraparmi a un simulacro, scelto a caso o imposto dalle condizioni esterne, dentro cui rifugiarmi, appartarmi, isolarmi dalla realtà nella sua nuda semplice caotica vuotezza, datità, gettatezza, per sentirmi al sicuro. Una casa, un nido, una camicia di forza per lo spirito.
Dove compaiono amore, realtà, verità, vita che straripa dalle categorie - non ci sono credenze né conoscenza.
(sono concetti di Jiddu Krishnamurti riformulati in gran parte usando parole mie e in parte da me interpretati ) -
e con l'attaccamento al non attaccamento come la mettiamo?
e con la fede nell'inutilità di ogni fede e credenza?
con il conoscere che è inutile la conoscenza?
l'assenza di ogni tipo di credenza non è un tipo fra i tanti di credenza?
è possibile non avere fedi?
è utile?
è utile - per esempio nel caso dei seguaci di J. Krishnamurti - avere una ideologia del non avere nessun tipo di ideologia?
e le credenze per il solo fatto di comparire e affermarsi nella mente non hanno una loro realtà (e forse un loro valore)?
muoiono tutti gli idoli - tutte le verità assolute, religiose, politiche, ideologiche, metafisiche.
cosa resta?
tabula rasa? realtà scrostata da ogni illusione?
O forse simulacri, illusioni che non hanno più lo statuto di verità assolute, certezze sistematiche, ma non per questo perdono la loro forza, anzi. Se tutto è simulacro, immagine, semplice convenzione - dove a un contenuto si può sostituire un qualsiasi altro contenuto perché qualsiasi cosa può essere vera o falsa - i simulacri non sono smascherati, ma diventano sempre più potenti - perché sono tutto ciò che è rimasto.
Ma in questo gioco di specchi, a tratti compare, si vive qualcosa di inedito che per intensità, semplicità e bellezza spezza gli ingranaggi di quell'orizzonte esistenziale limitato, arroccato, solo mentale e ripetitivo in cui siamo soliti rifugiarci - per paura della libertà, direbbe Krishnamurti.
Ecco, questa è una cosa in cui credo: l'inesauribile, irriducibile, imprevedibile, incontenibile ricchezza del reale.
(ps: il titolo è una citazione dalla canzone dei Csi "A tratti")
mercoledì 23 maggio 2012
La Vita è un fenomeno strano, magico, multiforme, contraddittorio, meraviglioso, potente, misterioso, illimitato, a cui si ha accesso al costo di staccare la testa di netto, ogni singolo momento che viviamo, al demone/agnello sacrificale del nostro delirio di onnipotenza. E, cioè, scegliere.
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mercoledì 5 ottobre 2011
Non sempre sono d'accordo con la mia opinione. (Paul Valery)
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venerdì 19 agosto 2011
.
basta con la programmazione. neuro, linguistica, socio-culturale, conformista, anticonformista, intellettuale, anti-intellettuale, spirituale, materiale, sinistrorsa, destrimane, psico-religiosa, estetico-egoica, altruista, egoista, entusiasta, passionale, distaccata, cinica, nervosa, rilassata, complicata, semplice, artificiale, naturale, umil-boriosa, senile-giovanilistica, demenziale-ricercata, artefatta-naif, corrugatafluida. basta. oppure: ancora.
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